sabato 31 ottobre 2009

Shampoo "Girl Power"








Ma si, basta! Sfatiamo questo mito! Il Girl Power non è stato esportato nel mondo dalle Spice. Non è stata Geri, non è stata Mel C e nemmeno Mel B! No, a gettare il seme del Girl Power nel mondo del pop sono state le due mie Shampiste preferite, sempre agguerrite e cariche. Altro bel dischetto che mantiene intatte le caratteristiche dell'esordio, tra pop, finto punk, slogan da Barbie vs Ken, rossetto e trucchi le signorine si fanno valere e ascoltare con tanta simpatia. Certo il gioco inizia già a stancare, ma un bis a due signorine così si concede sempre, vero? (1996 Food)

- Girl Power
- News Flash
- I Know What Boys Like
- Bare Knuckle Girl
- Zap Pow
- War Paint
- You Love It
- Boys Are Us
- We Play Dumb
- I'm Gonna Scream
- Don't Call Me Babe


SHAMPOO

Kenickie "The John Peel Sessions"



Buona raccolta di due Peel Session per Kenickie. La prima del 1995 e prevale il lato ruvido del gruppo, la seconda di un anno dopo già ci mostra il gruppo in una veste acustica più rassicurante. Il classico disco che farà felice i fans più sfegatati! (1998 Strange Fruit)

- Drag Race
- Millionare Sweep
- PVC
- How I Was Made
- Scared Of Spiders
- Acetone
- Can I Take You To The Cinema
- Come Out Tonight


KENICKIE

giovedì 29 ottobre 2009

EMF "Cha Cha Cha"







Aggiustiamo il tiro sembrano dire in questo disco gli Emf che giunge a tre anni di distanza da Stigma. Meno rock e oscuro rispetto al predecessore è quasi un ritorno alla spensieratezza del primo disco, sottolineo quasi perchè comunque le carte sono ben mischiate anche in questo lavoro, dove chitarre, dance, beat e acustico vanno splendidamente a braccetto. Forse è questo il vero sound degli EMF, che dopo 2 prove generali trovano qui la giusta quadratura del cerchio. (1995 Parlophone)

- Perfect Day
- La Plage
- The Day I Was Born
- Secrets
- Shining
- Bring Me Down
- Skin
- Slouch
- Bleeding You Dry
- Patterns
- When Will You Come
- West Of The Cox
- Ballad O'The Bishop
- Glass Smash Jack


EMF

EMF "Stigma"









Altro gruppo rispetto all'esordio,dopo un ep che già lanciava segnali nuovi nella direzione musicale. Più chitarre, più voglia di rischiare, meno ricerca della melodia semplice e una generale maturità nell'uso degli arrangiamenti e delle soluzioni rispetto all'esordio. Non manca cewrto l'elettronica, i campionamenti, il beat convincente, ma il tutto è davvero "più adulto", così adulto che i bambini che presero l'esordio questa volta decisero (malamente) di non spendere i loro soldini per questo disco, che in fatto di vendite non si avvicinò nemmeno a "Schubert Dip". Peccato. Un bellissimo lavoro a mio avviso. (1992 Parlophone)

Although the surprisingly intense Unexplained EP gave EMF's fans some clue as to the direction the band was going to take with its next album, Stigma still took many by surprise. A claustrophobic record filled with heavy walls of guitars, effects, and dark keyboards, Stigma is about as far away as possible from the sunny dance-pop of Schubert Dip. While that album hid some darker lyrical concerns under its bubbly pop surface, Stigma is almost entirely concerned with feelings of alienation from fame, love, and friendship. Opening with the blistering "They're Here," James Atkins' voice is almost unrecognizable behind effects and sampled female backup vocals that continually appear throughout the record to great effect. The true success of the record is that the band managed to push itself into more mature musical and lyrical territory without sacrificing powerful guitar hooks and dance beats. The arabesque guitar on "Getting Through" and the techno swirls on "Blue Highs" alone beat anything on their debut, and the near-ecstatic level of energy never abates until the final track, the amazingly potent "The Light That Burns Twice as Bright...Burns Half as Long." For a fan base ready for more "Unbelievable"'s however, Stigma was far from enticing and unfortunately sold less than hoped, leading to EMF's less-than-grand return to the foray of pop on Cha Cha Cha. (Geoff Orens - All Music Guide)

- They're Here
- Arizona
- It's You That Leaves Me Dry
- Never Know
- Blue Highs
- Inside
- Getting Through
- She Bleeds
- Dog
- The Light That Burns Twice As Bright



EMF

mercoledì 28 ottobre 2009

Kenickie "Get In"





Deciso cambio di rotta del gruppo, che dal pop punk degli esordi si butta su un pop più morbido dalle mille sfaccettature: elettronico, arrangiato con fiati, solare, lounge....insomma un carta rischiosa da giocare che purtroppo non diede i suoi frutti nelle vendite ma che a mio avviso ci mostra un gruppo decisamente più aperto a suoni differenti rispetto che all'esordio. (1998 EMI)

- Stay in the Sun
- Lunch at Lassiters
- I Would Fix You
- 60's Bitch
- Run Me Over
- And That's Why
- Magnatron
- Weeknights
- Psychic Defence
- 5 Am
- 411 (La la La)
- Something's Got to Give

KENICKIE

Kenickie "Skillex EP"



Targato Fierce Panda ecco questo pregevole Ep delle Kenickie, che già metteva in mostra i futuri gioielli del gruppo. La cara Laverne si occupa anche dell'artwork! (1996 Fierce Panda)


- How I Was Made
- Come Out 2Nite
- Scared Of Spiders
- Acetone

KENICKIE

EMF "Schubert Dip"











Amo questo disco. Totalmente senza pretese, indie elettro/pop con qualche chitarra che ogni tanto fa capolino e segna delle melodie niente male. Qualcuno mi potrà bastonare, ma li vedo gli antesignani (solo in questo disco, sia chiaro, non nei successivi che dimostrano nettamente una maturità maggiore) di gente come i Five, e per me non è certo un danno, anzi, visto io sono un gran fan del pop più elettronico/melodico di varie boyband. Sta di fatto che oltre alla clamorosa Unbelievable, con la quale è impossibile restare fermi, adoro anche Children o Admit It. Insomma un buon disco figlio del suo tempo, ma che non segnerà una via definitiva per il gruppo, che saprà affrancarsi da questi suoni così inegnui e sbarazzini. Micidiale la versione di Unbelievable con Tom Jones di cui trovate il video sopra!!! (1991 Capitol)

"Unbelievable" was so insanely infectious that many who were introduced to EMF by that single went out and purchased Schubert Dip in the hope that the rest of the album would be equally strong. But unfortunately, most of the CD fell short of "Unbelievable"'s excellence. This isn't to say that Schubert Dip is a bad album -- far from it, in fact. But weighed against "Unbelievable"'s dizzying infectiousness, distinctly British dance/rock/pop offerings like "Girl of an Age," "Children," and the follow-up single "Lies" are fairly catchy, but nonetheless mildly disappointing. The only song that comes close to packing the punch of "Unbelievable" is the intoxicating "Long Summer Days." For the most part, Schubert Dip is a prime example of an album that is simply decent when it should have been excellent. (Alex Henderson - All Music Guide)


Gli EMF (in teoria "Epsom Mad Funkers", ma in realta` "Ecstasy Mind F*ckers") di Ian Dench vennero alla luce all'inizio degli anni '90 con un dance-rock poco originale che pero` vendette molto nella stagione dei rave. Unbelievable (1990) fu il loro hit, uno scanzonato misto di techno, rap, psichedelia e bubblegum. Schubert Dip (EMI, 1991) contiene anche I Believe, Children, canzoni molto semplici che supplivano con andamenti turbinosi e burrascosi alla mancanza di sostanza. (Piero Scaruffi - http://www.scaruffi.com/)

- Children
- Long Summer Days
- When You're Mine
- Travelling Not Running
- I Believe
- Unbelievable
- Girl of an Age
- Admit It
- Lies
- Longtime

EMF

sabato 24 ottobre 2009

Cradle "Baba Yaga"



Dopo aver lasciato i Levtation, Terry Bickers (in ginocchio per favore!) mette in piedi un nuovo gruppo, i Cradle che pubblicheranno solo questo album per poi sciogliersi. E come sempre, è un peccato. Se non sbaglio, e qui devo chiedere consiglio al buon Claudio, Rockerilla era in ginocchio per questo lavoro, era stato recensito da Giancarlo Costamagna?
Comunque un disco di rara bellezza e intensità, soffuso, oscuro, malinconico, ma nello stesso tempo pulsante e magico. Parte forte con il singolo, il pezzo più "rumoroso" del disco assieme a In The Forest, poi ecco che nei pezzi successivi aarivano le chitarre acustiche, arrivano voci gentili, pastorali che sanno cullare, un piano che scandisce melodie fragili, ma anche sentimenti che vanno in crescendo, assieme a suoni classici da 4AD tanto per capirci.
L'apice si tocca forse nell'ultimo pezzo, 16 minuti di soffice psichedelia circolare che incanta e culla l'ascoltatore, così come la voce sussurrata di Caroline Tree. (1996 Ultimate)

If it's lost heroes that you are looking for you could do a lot worse than Terry Bickers. For the uninitiated Bickers was guitarist with the House Of Love through the classic period of "Christine", "Destroy The Heart" and their first Creation album. After an acrimonius split with Guy Chadwick Bickers left to form perhaps the best band ever, Levitation. Their story is for another place, but after a brace of visionary eps and a masterful album ("Need For Not") Bickers left and disappeared into the cracks.
After a few years absence Bickers re-emerged with a new band, Cradle, comprising Bickers, Caroline Tree and various floating musicians. A single, "Second Nature" preceeded the album, perhaps the most upbeat track on the album and the opening track. Not exactly representative, as the rest of the album is a beautifully laid back rural psychedlic meander. Where Levitation had been a box of fireworks Cradle were fairylights in a tree. Highlights are the fragile "Gifts of Unknown Things", the Swansesque "Black Tea" and the 15mins+ "Chloe's Room" which combines hypnotic guitar work from Bickers with Tree reading "The Hunting of The Snark".
It has been suggested that Tree's vocals leave a little bit to be desired but that's unfair. This is that rare thing, an album that carries equal parts strength and beauty.
After a couple of gigs in London Cradle disappeared without trace. Bickers seems to have dropped off the map entirely as his ex-Levitation bandmates have gone on to great things with Dark Star. This world is a less interesting place without him. (Goatboy - http://www.headheritage.co.uk/)


- Second Nature
- Gifts Of Unkown Things
- Black Tea
- Consequences
- Baby Heart
- Goodnight Eloise
- In The Forest
- Clangers And The Moomins
- Home
- Immortal
- Chloe's Room


CRADLE

Whistler "Faith In The Morning"



C'è grande gentilezza e raffinatezza nella musica degli Whistler. Pensate un pò che alla chitarra c'è Ian Dench che veniva da tutt'altri suoni, queli degli EMF. Invece qui è il pop folk intimista che emerge da suoni delicati, appena un pò malinconici, ma che evocano un senso di pace. Ballate soffuse che potrebbero appartenere a Nick Drake e che incantano per grazia e trasparenza. Grande merito va anche al canto soave e morbido di Kerry Shaw. (2000 Wiiija Records)

Whistler have so far released only one other album, entitled Whistler. Faith In The Morning follows similar themes of instrumetation, with EMF refugee Ian Dench providing guitar foil to James Topham's melancholic viola, while Kerry Shaw whispers above the ensuing textures about highly personal themes. One is at once reminded of Black Box Recorder by Whistler's arrangements, a comparison exacerbated by Shaw's vocal proximity to Sarah Nixey.
The first single from the album, Happiness, starts with a melancholic guitar and drum arrangement and develops into an ever more maddening viola crescendo, with Dench's guitars somehow (live as well as in the studio) covering the normal bass role more than adequately.
I Saw You is a remarkable contrast to much of the rest of the album, being optimistic with it's major scales and mimsy lyrics, but much darkness inhabits the space in between, especially Little Boulders and Watches Of Switzerland.
Anyone familiar with Luke Haines or Beth Orton should have no problem with this album and, with gems like Little Boulders and Happiness, you may just be tempted to play it several times in one sitting. Well, what's the problem with that? (Michael Hubbard - http://www.musicomh.com/)


- Happiness
- Thank You
- You and Me
- Faith in the Morning
- Sad Songs
- Don't Forget Me Forever
- Little Boulders
- Watches of Switzerland
- It's Not Too Late
- Solitude
- I Felt a Funeral
- I Saw You


WHISTLER

Kenickie "Nightlife" (Part 2)



Seconda parte del singolo, gran bel pezzo! Niente da dire. (1997 Emi)


- Nightlife
- J.P.
- Eat The Angel

KENICKIE

Kenickie "Nightlife" (Part 1)



La consueta sfornata di singoli delle Kenickie, oggi tocca a Nightlife. (1997 Emi)

- Nightlife
- Kenix
- Skateboard Song


KENICKIE

martedì 20 ottobre 2009

Carrie "Fear Of Sound"





Ma vai a vedere chi c'è in questo gruppo, un ex EMF, ovvero Zac Foley (RIP) al basso, che tra l'altro nel 2001 lasciò i Carrie proprio per ritornare negli EMF e l'ex Levitation (ehm, in ginocchio prego!) Steve Ludwin, che era entrato nei Levitation proprio dopo la partenza del talento Terry Bickers e vi rimase fino allo scioglimento del gruppo. Steve Luswin dopo i Carrie fondò i Little Hell con i quali fece un disco. Ma comunque qui si parla dei Carrie, del loro power pop melodico e incisivo non ha lasciato chissà quali tracce: un peccato perchè il disco si difendeva assai bene. (1998 Island)

- Molly
- Leek Out
- Can't Make Love
- Tricara
- Breathe Underwater
- Joseph
- Caring Sharing Song
- Hunt For
- English Cox
- California Screamin
- Sugar Fan
- Friend


CARRIE

Kenickie "Millionaire Sweeper"



Continuiamo la crociata pro Kenickie con questo piacevole singolo. (1996 Emi)

- Millionaire Sweeper
- Perfect Plan 9t6
- Kamikaze Annelids
- Girls Best Friend

KENICKIE

lunedì 19 ottobre 2009

Dark Star "Twenty Twenty Sound"



3 membri dei Levitation, ovvero Christian ‘Bic’ Hayes, Laurence O’Keefe e David Francolini decidono di continuare insieme la loro avventura musicale, perdendo per strada Terry Bickers e nel 1998 nascono i Dark Star.
Vita breve la loro, che purtroppo arrivò solo a un secondo album che tragicamente non vide mai la pubblicazione. Eppure il loro oscuro guitar rock psichedelico (certo figlio del sound dei Levitation, ma decisamente capace di andare oltre per visionarietà e trasporto emotivo) avrebbe davvero meritato più fortuna e rispetto.
Grandi lodi come sempre vanno al buon Claudio, che ai tempi d'oro era sempre sintonizzato su BBC1 e all'ascolto di I Am the Sun gridò, giustamente, al capolavoro shoegazer!! (1999 Harvest Records)

For whatever reason, Levitation only lasted two albums before fragmenting, and while they had something good going, it seems the split might have turned out for the best, because as a stripped-down trio Dark Star (oxymoronically) really shines bright. "Graceadelica" is simply the best new song I've heard all year... at once up-tempo and anxious, and also 100% out there in the cosmos. The guitar work of Christian 'Bic' Hayes (once of the Cardiacs) is fabulous... seemingly one foot on the pedal, one hand on the gliss bar. As the band's lead singer, Hayes shows off a pretty good voice even though he often hides it behind effects - almost the ole' megaphone trick. The rhythm section of Laurence O'Keefe and David Francolini (bass and drums, respectively) is solid and the unit really knows how to rock as we soon find out. "3 AM" is going to be all nice and dreamy we're lead to believe... until the badass chorus blasts through. A really well-written song certainly. "A Disaffection" rocks out most of the way through, and gets a bit dirtier. "Lies" is more like the old band, subtle, dreamy and adrift in the aether... would have fit nicely into Porcupine Tree's 'Stupid Dream.' "The Sound of Awake" starts similarly, but cranks it up in the end for a rousing finish.
Almost hard to call it a debut given their long history together, but 'Twenty Twenty Sound' is very strong start to finish (all 43 minutes... I guess those other EP tracks *should* have been used here!), and for it to be featured on a major label gives a big boost to cosmic rock. I'd just like to know why EMI hasn't yet bothered to release it here in the states! So, for those of you in the states who hesitate about the big import ticket price, you can rest assured that you'll at least get a worthy product with this one. And you still might want to write EMI a letter and give 'em hell. (Keith Henderson - http://www.aural-innovations.com)


- Ninety-Six Days
- I Am the Sun
- About 3 A.M.
- Vertigo
- Graceadelica
- Disaffection
- Lies
- What in the World's Wrong
- Sound of Awake


DARK STAR

Kenickie "Punka" (Part 2)



Seconda parte del singolo Punka! (1997 EMI)


- Punka (Album Version)
- Lights Out In A Provincial Town
- Waste You

KENICKIE

Kenickie "Punka" (Part 1)



Dal primo disco del gruppo un singolo che è già un classico, qui nella sua prima parte. (1997 EMI)

- Punka (Album Version)
- We Can Dream
- Brighter Shade Of Blue


KENICKIE

domenica 18 ottobre 2009

The Wannadies "Yeah"







Dal nord con amore, power pop, melodia e tanta voglia di farci saltare! Un grande gruppo. Niente da dire. (1999 Sony/BMG)



- I Love Myself
- Yeah
- No Holiday
- Big Fan
- Don't Like You (What The Hell Are We Supposed To Do)
- String Song
- Can't See Me Now
- Kill You
- (You)
- Low Enough
- Idiot Boy
- Friend or Foe
- Ball
- ...Have Another One


THE WANNADIES

venerdì 16 ottobre 2009

The Seahorses "Do It Yourself"







Mah, a me sto disco dice e poco o niente. Il solito Squire che si diletta in assoloni e assoletti, inseriti in canzoni mediocri e insipide tra Oasis e Shed Seven di serie b. Melodie non memorabili e tutto che scorre via in modo così scontato che sembra impossibile pensare che c'è dentro un ex Stone Roses. Ma tant'è. (1997 Geffen)

The specter of another band hangs heavy over Do It Yourself, which is not too surprising, since the Seahorses are a new outfit featuring ex-Stone Roses guitarist John Squire. What is surprising is that the ghost is not Squire's former band.
It's Oasis. That newer, bigger Manchester, England, group couldn't exist without the Roses, but in 1997 the mentor has definitely turned apprentice. On Do It Yourself, Squire even co-wrote a song with Liam Gallagher (the first time Oasis' cute one has been so credited).
If the Seahorses were a less pedigreed band, they would seem shamelessly calculating; Do It Yourself is slight and pleasing rather than immediate or groundbreaking. But fans who remember the final Roses record will be grateful that Squire and producer Tony Visconti (T. Rex, David Bowie) have chosen melodicism over masturbatory heroics ("Love Is the Law" – all 7:44 of it – is a strutting, indulgent exception). Squire does bend the strings loudly on quick, crunchy anthems like "Suicide Drive" and "Round the Universe," but mostly the vibe is warm and fuzzy pop retromodernism.
The best tunes, largely written by Squire with a few contributions from the band's occasionally rousing, usually just adequate vocalist, Chris Helme, are catchy, dippy ditties – the ruminative, singsongy "Blinded by the Sun," the sprightly, "Maxwell's Silver Hammer"-esque. "Happiness Is Eggshaped" ("And love's a circle with no end," sayeth the next line). The record closes with a gorgeously orchestrated, regret-tinged ballad called "Hello." Only a spoilsport (or conspiracy buff) would point out that the latest Oasis record began with a song of the same name. (Jason Cohen - http://www.rollingstone.com/)

John Squire forma i Seahorses, e abbraccia la causa Britpop degli amici Oasis con Do It Yourself (Geffen, 1997). Nel complesso, i risultati spaziano dal patetico al catastrofico. Il complesso e` incompetente, la produzione zoppica, il cantante e` appena superiore alla media di un coro d'oratorio, e, dulcis in fundo, l'hit Round The Universe e` un po' troppo simile a Last Train To Clarksville dei Monkees. Canzoni come Happiness Is Eggshaped sono concentrati di stereotipi del Merseybeat. Chris Helme conduce il gruppo per trite ballate come Love Me And Leave Me e The Boy In The Picture che scimmiottano le canzoni introverse e pensose di un Paul Weller, conservando le armonie vocali e lo spirito dei primi Byrds. Il gruppo potrebbe fare di meglio. Un suono piu` robusto consente a Love Is The Law di sposare melisma Indiano e passo marziale della psichedelia. I Want You To Know fa persino l'occhiolino ai Lynyrd Skynyrd. Ma sono gocce nel mare. (Piero Scaruffi - http://www.scaruffi.com)


- I Want You To Know
- Blinded By The Sun
- Suicide Drive
- The Boy In The Picture
- Love Is The Law
- Happiness Is Eggshaped
- Love Me and Leave Me
- Round The Universe
- 1999
- Standing On Your Head
- Hello



THE SEAHORSES

Kenickie "In Your Car" (Part 2)




Mi piace molto questa seconda parte, anche in virtù di ottime b-sides. (1997 Emi)

- In Your Car
- Private Buchowski
- Killing Fantasy

KENICKIE

Kenickie "In Your Car" (Part 1)




Bello rumoroso e animato da grinta punk rock al femminile questo singolo. La traccia tre è una cover di Gary Newman. Prima parte. (1997 Emi)


- In Your Car
- Can I take U 2 the Cinema?
- I'm An Agent

KENICKIE

Kenickie "I Would Fix You" (Part 2)




Arrivava fino al 38° posto della classifica Uk questo adorabile singolo che ci presentava le Kenickie del secondo disco, meno punk e decisamente più evocative. (1998 Emi)


- I Would Fix You (Full Length)
- Rough Boys and Modern Girls
- I Would Fix You (DJ Downfall mix)


KENICKIE

Kenickie "I Would Fix You" (Part 1)






Lauren Laverne in questo video rasenta la perfezione. Da restare innamorati. Il pezzo, questa è la prima parte del singolo, è un gioiellino pop incantevole. (1998 Emi)

- I Would Fix You(Radio Edit)
- Packed In
- I Would Fix You(Mint Royale Mix)


KENICKIE

mercoledì 14 ottobre 2009

Wireless "Wireless"



Un disco che a risentirlo adesso dici...è un classico. Un classico nel senso del suono. Quel classico disco che ti sembra di aver già sentito tutte le melodia in altri 100 pezzi, però non riesci a smettere di ascoltarlo! Pop facile facile, orecchiabile e melodico, che alterna pezzi più movimentati a ballate che entrano subito in testa per facilità di presa e ottime linee melodiche (penso a We All Go Slow Sometimes). Non vogliono cambiare il mondo del pop, però se avete amato gli Oasis del secondo e del terzo disco o un gruppo come gli Straw, beh, penso proprio faranno al caso vostro! (1998 Chrysalis)


- Banana Tea
- All The Good Ones Have Gone
- I Need You
- How Much I Think Of You
- We All Go Slow Sometimes
- Stupid Trend
- Happy
- In Love With The Familiar
- I Will Be There
- You're All I Need
- Timebomb
- Lesson In Life


WIRELESS

martedì 13 ottobre 2009

Adorable "Fake"






Secondo e ultimo capitolo per gli Adorable. Meno melodie incastonate nel riverbero e maggior riflessività, in un disco ovviamente dal valore altissimo.
Vendetta è una di quelle canzoni che credo ogni gruppo di questo buon movimento new shoegazer (inglese o americano che sia) di oggi vorrebbe saper scrivere. Ma poi ci sono i momenti dove i ritmi rallentano, dove subentra la malinconia, penso a Man In A Suitcase o la emotivamente devastante Lettergo ma anche Go Easy On Her che comunque presenta la consueta rumorosità. Una canzone come Submarine è il gioiello Pop nel vero senso della parola, melodia trascinante per una canzone dal ritornello che si apre in modo sublime.
Peccato per Kangaroo, buon pezzo trascinante, scelto come primo singolo, ma forse sarebbe stato meglio dare a Vendetta questo ruolo.
Credo che la perla assoluta dell'intero lavoro sia in chiusura, con Have You Seen The Light, che racchiude l'estetica degli Adorable di questo secondo disco: parte piano e poi cresce fino ad esplodere in un finale sonico ad alto tasso emotivo.
Anche in questo album Piotr da il massimo vocalmente, inarrivabile per trasporto e resa.
Si chiude così la carriera degli Adorable. Se ne andranno in punta di piedi, licenziati dalla Creation e in un disinteresse generale della stampa inglese, più beota che mai e intenta a cercare il nuovo idolo di turno, con uno struggente e vibrante concerto a Bruxelles, nel quale Piotr annuncia che quella saràla loro ultima esibizione live.
Indimenticabili. (1994 Creation)


- Feed Me
- Vendetta
- Man In A Suitcase
- Submarine
- Lettergo
- Kangaroo Court
- Radio Days
- Go Easy On Her
- Road Movie
- Have You Seen The Light


ADORABLE

Adorable "Against Perfection"









E ci siamo! Eccoci arrivati alla vetta di questo blog. I dischi che ho postato prima di questo e che posterò dopo, per quanto rapresentino qualcosa per me e abbiano un ruolo importante nella mia discografia e nello spazio della mia camera, beh, dicevo, tutti questi dischi non saranno mai per importanza, per intensità e per emozioni suscitate al pari di questo capolavoro. Mi ricordo ancora quando quel santo uomo di Claudio mi disse, prova ad ascoltarli, ti piaceranno. Non fu amore al primo ascolto, no, fu folgorazione, fu delirio, fu possessione mistica: gli Adorable divennero e sono tutt'ora il mio gruppo preferito, un gruppo che non esito a definire fondamentale e che con solo 2 dischi ha segnato la mia vita.
E' assurdo pensare che paradossalmente gli Adorable sono più apprezzati e amati adesso che allora, quando erano attivi. Adorati dalla stampa, poi troppo presto dimenticati, come spesso e maledettamente succede in Uk, gli Adorable rappresentavano un punto di contatto tra il movimento shoegazer e il nascente brit pop, melodie devastanti e giri chitarristici pregevoli incastonati in muri di suono e riverberi ad alto tasso di splendore. Rimandi a Echo & The Bunnymen o a House Of Love venivano plasmati in materia viva e originale per la mente e il cuore. Piotr ha una voce inconfondible, intensa, passionale, struggente. Non riesco a citare un pezzo in particolare, tutti per me rappresentano emozione allo stato puro. Dall'incedere epico di Glorious, al delirio chitarristico di Fallen Idol, alla struggente To Fade In, eppure....eppure...eppure non posso non mettere nell'Olimpo almeno due canzoni, la visionaria Breathless che chiude il disco e ci fa letteralmente volare in un sogno shoegazer e il simbolo degi Adorable, una visione di paradiso pop, Homeboy. Un basso martellante che si incontra con chitarre che tagliano l'aria, per arrivare a un ritornello di splendida caratura melodica e rumorosa con Piotr che libera la sua voce in un finale da restare senza fiato. Questo non è un disco, questo è IL DISCO, perchè gli Adorable erano contro la perfezione, ma in questo lavoro la toccarono!! (1993 Creation)


Freschi di contratto con la Creation nel 1993 esordisce il quartetto Adorable con l'album Against Perfection. la band ha il piede destro piantato nello shoegazing di My Bloody Valentine, quello sinistro in un dream-pop in stile Lush e la testa sta nel cielo degli anni 80, tra la sensualità dei Cure e la malinconia degli Echo and the Bunnymen. Partendo da queste influenze Against perfection è un disco fin troppo omogeneo, il gruppo infatti crea un'atmosfera solida con muri di chitarre e ritmi accattivanti, che resiste per vari brani ma cade sulla lunga prova discografica. Tutto il disco è infatti un po' pesante da mandare giù, ma se ci si lascia andare si può rimanere piacevolmente colpiti dall'alternarsi di dolci melodie (I Know You Too Well sembra una b-sides dei Cure, tanto è carico il chorus e il delay della chitarra) che si alternano a momenti molto più heavy (il singolo Favorite Fallen Idol o il ciclone Crash Sight). Il trucco sta tutto lì: lasciarsi andare considerando che è la prima prova discografica della band, e sperare che nel prossimo riescano a mettere a fuoco le idee quel tanto che basta per sfornare un album-gioiello. (Francesco Sciarrone - http://www.rocklab.it/)

- Sunshine Smile
- Glorious
- Favourite Fallen Idol
- A To Fade In
- I Know You Too Well
- Homeboy
- Sistine Chapel Ceiling
- Cut # 2
- Crash Sight
- Still Life
- Breathless
- I'll Be Your Saint

ADORABLE

lunedì 12 ottobre 2009

The Wannadies "Be A Girl"






Terzo disco per i nostri cari Wannadies. Trascinatore era il singolo di cui trivate il video qui sopra, un gran pezzo. Un disco che trasuda pop! (1995 Sony)


The Wannadies are an interesting little band all the way from sunny Sweden. They gained their fifteen minutes of fame with a contribution to the Romeo & Juliet soundtrack (theirs is that bright, loud song which immediately appears after the pool scene).
Be A Girl (1994), their third record, actually contains that track, officially known as 'You and Me Song'. It gets the album off to a great start and really sets the tone for what's to follow. It is amazingly bright and poppy and very, very catchy. Apart from established metal fans, this is one of those songs which people would find difficult to hate and it is certainly the standout on Be A Girl.
This formula of bright, catchy pop songs is repeated for most of the rest of this album. After listening to the opening track this seems like a really enjoyable proposition, but suddenly the realisation hits: if every song is going to sound the same, then they better be of the same standard else they're going to sound inferior. Of course they're not, so immediately there is a certain negativity about these songs.
This is not to say that these are bad songs, because they're not. However what is noticeable about the likes of 'Might be Stars', 'New World Record' and 'Do it all the Time' is how similar and formulaic they are. Good to listen to, but so similar and, unfortunately, not as good as 'You and Me Song'.
After being bombarded with pop for so long it is quite unexpected to hear the Wannadies begin to deviate from this pattern towards the end of the album. 'Dying for More' is the first such variation and is more of a traditional rock song with the guitars sounding menacing as opposed to friendly. 'Dreamy Wednesdays' also has the same guitar sound, though it can be seen how reluctant the Wannadies are to give up their melodic style.
The dizzy heights of 'You and Me Song' aside, Be A Girl is an album which shows remarkable consistency. Mostly a showcase of the Wannadies bright, pop style this is an album which has one good (but not very good) song after another until the end. Accordingly it is not the outstanding record it threatened to be, but it is a really pleasant diversion nonetheless. (Nick Bendel - http://www.suite101.com/)

- You And Me Song
- Might Be Stars
- Love In June
- How Does It Feel?
- Sweet Nymphet
- New World Record
- Dying For More
- Soon You're Dead
- Do It All The Time
- Dreamy Wednesday
- Kid

WANNADIES

sabato 10 ottobre 2009

The Wannadies "Bagsy Me"







Qui ovviamente bisogna ringraziare il buon Claudio, che in tempi non sospetti, tanti anni fa, aveva già puntato forte sul power pop dei nordici Wannadies. E ovviamente non aveva sbagliato. Un gruppo che in questo disco trova singoli magnifici, ma è tutto i ldisco a mantenersi su livelli altissimi di melodia ed esplosività pop. Uno di quei lavori che riporta letteralmente il sole in una giornata di pioggia!! (1997 Indolent)


Swedish popsters the Wannadies share several traits in common with their compatriots, the Cardigans. One, their songs have been used extensively in TV commercials--songs such as this album's sparkly "You And Me Song" and happy-sad, bittersweet "Hit". Two, both groups started off creating fluffy, bouncy, delightfully light-of-touch 1960s-style pop music, but later mutated into something far more serious and snarling. Rock kids, both. This means that 1996's Bagsy Me is far sweeter, far more in thrall to the Wannadies' acknowledged influences like Seattle's Posies and punk stalwarts the Buzzcocks than later offerings. And three, both bands released a debut album in the UK which wasn't actually a debut--leading to considerable confusion among fans afterwards. Bagsy Me is mainly notable for the afore mentioned singles and for the nine-minute epic "That's All", which is as catchy as sunburn in Melbourne and 10 times as fun. (Everett True - http://www.amazon.co.uk/)

From its puzzling name (which it shares with a popular Swedish children's play written by Thomas Tidholm) to the unsettling cover art, unexplained shots of beautiful young women playing dead, the Wannadies' fourth album has a distinctly odd vibe. This continues in Pär Wiksten's lyrics; even the most sugary pop songs here barely mask undercurrents of anger, spite, resignation, and obsession. "Friends" is one of the most vengeful kiss-offs to an ex this side of early Elvis Costello, and the vaguely tropical "Oh Yes (It's a Mess)" bemoans the fact that sleeping with someone you actually like is less fun than the alternatives. The songs are uniformly excellent, with the hyperactive "Damn It I Said" featuring both the album's best chorus and coolest guitar sound and the glorious "Someone Somewhere" the most singable melody. The nearly nine-minute closer, "That's All," might tax some listeners' patience, but the hypnotic coda doesn't actually overstay its welcome. Like early albums by the Cardigans and other Swedish pop bands, the U.S. release of Bagsy Me was needlessly rejiggered, with a handful of songs replaced by tunes from the previous release, 1995's Be a Girl, and released as The Wannadies on RCA in late 1997. (Stewart Mason - All Music Guide)


- Because
- Friends
- Someone Somewhere
- Oh Yes (It's A Mess)
- Shorty
- Damn It I Said
- Silent People
- What You Want
- Hit
- Bumble Bee Boy
- Combat Honey
- That's All
- You And Me Song


THE WANNADIES

The Shining "True Skies"







Insomma, mettiamoci anche nei panni di questi componenti dei Verve, sono sempre li a chiedersi...e adesso, quanto dura questa reunion? Ci arriviamo al prossimo disco? Ecco che nel 2002 e due verviani, Simon Jones e Simon Tong, decidono, tra una rottura e l'altra, di far uscire questo disco del loro gruppo estemporaneo. Niente per cui rompersi la testa, pop alla Hurricane #1 se vogliamo, poco Verve e più classico quindi, ma qualche buono spunto salta fuori. (2002 Zuma)

After The Verve broke up for the second time, it became apparent that it was for good (this time) when Richard Ashcroft actually released his debut solo album. Alone With Everybody was an overproduced pile of bunk that only extended the disappointing MOR rock that was Urban Hymns. While Ashcroft still showed glimpses of his genius on Alone, it was still sad realizing that things were never going to be like 1993 or 1995 again.
The Shining contains another chunk of Wigan’s finest, and unfortunately, it isn’t guitarist Nick McCabe that is involved. The two Simons—bassist Jones (a founding Verve member) and guitarist/keyboardist Tong (an Urban Hymns contributor), are the key selling point, especially when the band was set to tour North America before they even released a record in July this year (the tour was actually cancelled). Luckily for them, the sound of the band has not taken much of a detour, adding the missing link of The Verve that Ashcroft failed to provide with his solo music.
True Skies is not at all like A Storm In Heaven, yet it does flash moments of A Northern Soul’s raw, drugged out rock ‘n’ roll and Urban Hymns funkier side, making it clear that Jones and Tong did have more musical input into the past records than one would think. There are a lot of classic rock influences here—in the form of Led Zeppelin, Pink Floyd, Sly and the Family Stone and Jimi Hendrix. Before the band settled on a permanent lineup, the Stone Roses’ John Squire was jamming on guitar with them, an influence that still remains in the music today. Whether it was conscious or not, who knows.
Duncan Baxter is a 22 year old that looks like Kelso from That 70s Show, and has a voice that resembles both Robert Plant, and, oddly enough, at the right moment, Richard Ashcroft. He is the perfect singer for The Shining. He can howl near perfectly, carry a tune to a tee, and when necessary, perform ballads without any difficulty. He doesn’t have that immediate allure that a frontman like Liam Gallagher has, but “Danger” is better than any song Gallagher has sang in the past seven years. Dan McBean, lead guitarist, may not be Nick McCabe, but listen to “Quicksilver” and you hear one of the heaviest riffs this side of “Whole Lotta Love”. His performance throughout the album is one of the band’s stronger features, fluctuating constantly from aggressive to surprisingly gentle. Regretfully, Simon Jones never reaches the plateau he set with “Life’s An Ocean” on this record, but The Shining isn’t as bass heavy as his former outfit.
The Shining shouldn’t get too much flack for True Skies, because filling the shoes The Verve left is next to impossible. Ashcroft surely didn’t do it, and overall, this record is way more fulfilling than Mad Dick’s. At least these guys haven’t gone soft and forgotten how to rock. (Cam Lindsay - http://www.stylusmagazine.com/)


It's simple really, if you're gonna steal, steal from the best and then just make sure you've got the balls to front it out. Kicking off your album with what is effectively the riff from Led Zeppelin's 'Whole Lotta Love' and then turning it into a psychedelic northern soul juggernaut is a perfect example of this in action. But then bizarrely just as the band have captured my imagination, it appears that that was enough of that, and they would spend the rest of the album settling into a comfortable AOR groove.
The letdown is considerable: after the acid soul of opener 'Quicksilver' the stodge that follows is particularly unpalatable, and we have to wade through nine more Travis-lite tracks before they remember to do something interesting again. Only with 'Until The End' and a reprise of 'Quicksilver' do the band come alive again: for the intervening forty minutes it's all baleful acoustic numbers or dull middle of the road pseudo-indie rubbish.
What's worse though are the lyrics. 'It's not easy being real, what's in my head is how I feel' the singer whines on 'I Wonder How'. Hardly Dylan, now is it. It wouldn't really matter so much if the band weren't so obviously trying to be deep and meaningful. You'd like to think bassist Si Jones and guitarist Simon Tong would know better, having previously been in The Verve, one of the few genuinely world class bands to have emerged during the Brit-Pop years. But True Skies fails to deliver on so many levels.
Finally as the album draws to a close the band stop trying to sound like a third rate Travis and crank things up again, but it's too little, too late, and just further drives home what a wasted opportunity this album is. Over-produced but under-developed, 'True Skies' has more of the feel of a band's second or third album, where commercial pressures are starting to take their toll on creativity. For a first album on an independent label, there are none of the rough edges you'd expect, the mistakes and risks that add a thrill, and that get harder to create as a band grows up. Instead they've gone straight for commercial success with a bland radio-friendly sound, but one that is indistinguishable from any number of other one-trick guitar bands. (John Power - http://www.musicomh.com/)

- Quicksilver
- Young Again
- Find a Reason
- Crest of an Ocean
- Show You the Way
- I Wonder How
- I Am the One
- Danger
- Find Your Way Home
- What You See
- Until the End
- Quicksilver (Outro)


THE SHINING

venerdì 9 ottobre 2009

The Stone Roses "Garage Flower"



Spremiamo il limone fino a quando si può. Ecco il motto per cui questo demo album del 1986 vede la luce. Non sono certo i Roses del primo disco ufficiale, sono un gruppo guitar rock che lascia intendere i primi segnali di intensità e di senso della melodia. Album importante giusto per capire l'evoluzione del gruppo, poi le canzoni in quanto tale risultano d'interesse ma fino a un certo punto, vista la non perfetta qualità audio, anche se qualche spunto buono qua e la già si intravede! (1996 Silvertone)

- Getting Plenty
- Here It Comes
- Trust a Fox
- Tradjic Roundabout
- All I Want
- Heart on the Staves
- I Wanna Be Adored
- This Is the One
- Fall
- So Young
- Tell Me
- Haddock
- Just a Little Bit
- Mission Impossible


STONE ROSES

The Stone Roses "The Complete Stone Roses"







Ottimo e indispenabile compendio al primo lavoro. Compilation di rarità e b-sides, ma anche di canzoni che sono appunto presenti sul primo disco, ma qui proproste in versioni differenti. Non solo per i completisti! (1995 Jive)

- So Young
- Tell Me
- Sally Cinnamon
- Here It Comes
- All Across the Sands
- Elephant Stone
- Full Fathom Five
- Hardest Thing in the World
- Made of Stone
- Going Down
- She Bangs the Drums
- Mersey Paradise
- Standing Here
- I Wanna Be Adored
- Waterfall
- I Am the Resurrection
- Where Angels Play
- Fools Gold
- What the World Is Waiting For
- Something Burning
- One Love

STONE ROSES

giovedì 8 ottobre 2009

The Stone Roses "Second Coming"







Quante ne ho lette su questo disco: che era attesissimo, che veniva dopo infinite beghe legali con la casa discografica, che questo, che quello....alla fine ti ritrovi in mano il tripudio di Squire che prende il controllo delle operazioni e spinge l'accelleratore sul versante rock, tra Led Zeppelin e Hendrix. Non un brutto disco, ma direi molto altalenante. Da li in poi fu lenta agonia. (1994 Geffen)

There are some who will say that Second Coming is a cursed album. For many, it will forever be tainted by its overly long gestation, emerging as it did five years after The Stone Roses' masterful debut. For others, its problems lie in the band's surrender of their hazy pop sound in favour of a dirty blues rock borrowed heavily from Led Zeppelin. And finally there is the fact that this is a document of the death throes of a once great and adored band: this is the album which destroyed them.
Second Coming was never a particularly accessible album. Breaking Into Heaven takes four and a half minutes of tribal drumming, swampy atmospherics and occasional blasts of guitar before it actually gets going. When it does it is a groove-laden blues opus, complete with extensive solos (yes, plural), highlighting all the practice that John Squire put in while the Roses were spending five years in legal wrangles with their previous record company. This guitar-led formula dominates the album, yet it only throws up one song that reaches the heights of their first: the masterful Love Spreads. There are good moments dotted throughout, the languid roll of Daybreak and the pure energy of Begging You in particular, but whereas their early days were marked by an optimism and ambition that captured the hearts of a generation, this is an altogether darker and more aggressive beast. (Richard Douglas - http://www.bbc.co.uk/)

The softer touch that marked their eponymous debut does occasionally make an appearance. Your Star Will Shine is a stumbling, staggering folky ballad that you can't help but be touched by, while Ten Storey Lovesong takes the Roses back to their Byrds influenced psychedelic heyday, and is the only other song after Love Spreads that runs the first album close. Listening to it now, one cannot help think that Ian Brown's endearing everyman appeal makes as strong a case as Squire's self-indulgent guitar solos for the argument that there is more to great music than sheer technical prowess.

Attesissima dai media britannici, la reentre` in pompa magna di Second Coming (Geffen, 1994) non ha molta sostanza ma ha certamente infinita forma. Il nuovo corso e` ben rappresentato dal boogie sudista e dalla melodia insinuante di Love Spreads, segni stereotipi trasformati in ballo ebbro. Il resto segue quelle direttive, che si ispiri alla scuola bluesrock (quello scattante e ringhioso dei Led Zeppelin in Driving South e Good Times, quello funky e dinoccolato degli Allman Brothers in Daybreak) che rifaccia il verso ai Beatles di Tomorrow Never Knows (Begging You) o ai Beach Boys di Barbara Ann (Tightrope) o a se stessi (Ten Storey Love Song) o ancora ai Led Zeppelin di Stairway To Heaven (Tears), talvolta in maniera anche troppo spudorata.
La maturita` compositiva di Squire e` al culmine: Breaking Into Heaven fonde la world-music onirica di Jon Hassell, il chitarrismo devastante di Jimi Hendrix ed eleganti tribalismi funky prima di affondare gli artigli con un ritornello spaziale da psichedelia vecchia maniera.
La chitarra e` diventata la prima voce del gruppo (Brown non e` neppure citato fra gli autori delle musiche). Se Jimi Hendrix fosse vissuto nell'era dei rave, forse si sarebbe rimbecillito al punto da suonare come Squire.
Nonostante il timbro piu` maturo della chitarra di Squire, i gorgheggi piu` sobri di Brown e la maggiore fluidita` della sezione ritmica, gli Stone Roses rimangono fondamentalmente un gruppo di dilettanti della jam libera, che adesso si sono lanciati nella scia del revival del funk/soul/boogie degli anni '70 (Black Crowes e soci). Il loro merito maggiore sta nel saper fondere i generi principi dell'edonismo rock: il rock psichedelico, il blues-rock e la disco-music. (Piero Scaruffi - http://www.scaruffi.com/)


- Breaking into Heaven
- Driving South
- Ten Storey Love Song
- Daybreak
- Your Star Will Shine
- Straight to the Man
- Begging You
- Tightrope
- Good Times
- Tears
- How Do You Sleep
- Love Spreads


STONE ROSES

The Stone Roses "The Stone Roses"







Premettiamo che questo video qui sopra mi fa morire dal ridere. Detto questo c'è poco da aggiungere. Un disco sul quale sono state spese milioni e milioni di parole, giuste o sbagliate che siano, l'album è un classico, e i classici non vanno dimenticati. Anzi. (1989 Silverstone)


Manchester, 400.000 abitanti, è considerata la terza città dell'Inghilterra. E' qui che Bernard Manning in combutta con Tom Wilson e Rob Gretton, rispettivamente comico fallito, gran capo della Factory Records e manager dei New Order, aprono il 21 maggio 1982 quello che nel giro di quattro anni passerà da noioso locale black indietro sui tempi a leggendario tempio della rave culture: l'Haçienda.
E' dalla miscela esplosiva composta dalla house-music d'oltreoceano, dal revival del "jangle pop" che si stava diffondendo (Jesus And Mary Chain, Primal Scream, ma anche Echo And The Bunnymen) e dall'influenza delle band locali (New Order e Smiths su tutte) che, assieme alla "seconda summer of love", nasce la scena "Madchester", destinata ad abbattere le barriere tra rock e dance e a influenzare profondamente la musica inglese (e non solo) degli anni successivi.
Il primo album degli Stone Roses è spesso indicato come manifesto della scena, ma a dir la verità l'importanza dell'elemento dance è molto più evidente nei dischi di Happy Mondays, 808 State, A Guy Called Gerald. Senza dubbio il debutto degli Stone Roses è stato estremamente influente, sia per gli immediati esempi di imitazione (The Charlatans, Northside, The Mock Turtles), sia perché può essere considerato l'iniziatore dell'ondata brit-pop del decennio successivo (difficile immaginare i vari Blur, Verve e Oasis altrimenti) che, in misura forse minore, per l'impulso dato al "big-beat" di Chemical Brothers e Fatboy Slim.
Ben prima di essere un disco importante, più o meno rappresentativo e "miliare", l'omonimo disco degli Stone Roses è un capolavoro, solare, magico e vitale in maniera unica e inimitabile.
Ad aprire le danze, su un soffuso fondo di rumore, è "I Wanna be Adored". Ipnotica e trascinante, quasi shoegazer, la canzone (come poi tutto il disco) è forgiata da una sezione ritmica d'eccezione, la coppia Mani-Reni, rispettivamente basso e batteria, inscindibile, sempre ricca di estro e inventiva pur senza minimamente cadere nell'esibizionismo. Su questa base ritmica, solo apparentemente in secondo piano (ma tutte le frasi ruotano attorno al doppio colpo sul charleston!), si innestano gli hook chitarristici di John Squire, che tesse intrecci tanto irresistibilmente immediati quanto accuratamente giocati sull'aspetto timbrico. Nel frattempo, Ian Brown canta: "Voglio essere adorato, tu mi adori". Come non dargli ragione? In "She Bangs The Drums" l'atmosfera cambia radicalmente: l'apertura è ancora lasciata a basso e batteria, ma quest'ultima prende una direzione decisamente più dance, e d'altronde anche la melodia è spensierata, carica di ottimismo, così come lo sono gli accordi aperti di chitarra, arpeggiati con il riconoscibilissimo stile, molto sixties (quasi byrdsiano) di Squire.
La trasognata spensieratezza diventa addirittura commovente in "Elephant Stone", presente solo nell'edizione americana e pubblicata in Gran Bretagna solo come singolo, peraltro prodotto da Peter Hook dei New Order. Davvero impossibile scindere gli elementi, impeccabilmente incastonati in questo piccolo gioiello pop: batteria e basso in pari, meccanici, sono il motore del pezzo assieme all'arpeggio mozzafiato di Squire, che tocca qui la sua vetta più alta. La voce, sovraccaricata di riverbero e aiutata dai controcanti, segue una di quelle melodie che al primo ascolto fanno domandare a sé stessi: "Come ho fatto fino ad ora a stare senza?". Forse ancora migliore è la versione presente su "Turns Into Stone", introdotta da una teoria di piatti, anche riprodotti al contrario, su cui Mani e Reni costruiscono man mano l'impeccabile base ritmica.
La ricetta per "Waterfall" è la consueta, ma spicca l'assolo di chitarra, sempre a metà tra l'arpeggio e il solo melodico e ricco di cambi timbrici, accompagnato dalla prima delle numerose "fughe" ritmiche del disco. La traccia successiva, "Don't Stop", non è altro che "Waterfall" mandata al contrario, con sovraincise parole ispirate, per l'appunto, da quelle di "Waterfall" ascoltate all'indietro. Sorprendentemente, il pezzo è ben riuscito, ha una sua autonomia e deve essere piaciuto tanto ai Chemical Brothers.
"Bye Bye Badman" ha qualcosa dei Beach Boys più malinconici, con un ritornello di immediata presa e una bella coda, dove ancora ritroviamo la "fuga" della sezione ritmica accompagnata dai ricami di Squire. La successiva "Elizabeth My Dear" è una ripresa del tema popolare di "Scarborough Fair Canticle", reso celebre da Simon & Garfunkel, condita con un testo alquanto provocatorio nei confronti della Corona.
Ormai si è capito come funziona il gioco, ma nonostante questo anche "(Song For My) Sugar Spun Sister" riesce a cogliere nel segno, con un suono leggermente più energico, la voce raddoppiata e il solito ottimo ostinato di basso.
Le prime note della melodia di "Made Of Stone" non possono non ricordare il tema di "Paint It Black" dei Rolling Stones, e tutta la canzone è immersa in un'atmosfera sixties, resa in qualche modo decadente dalle armonie discendenti, cui fanno da contraltare l'esuberante ritornello "Sometimes I fantasise ..." e la batteria in controtempo. "Shoot You Down", ancora più retrò, dà una decisa calmata al brio fino ad ora imperante, con il suo lento incedere, ricco di stop'n'go, su una progressione da primi anni Sessanta.
L'aria cambia completamente fin dalle prime note del maestoso arpeggio di "This Is The One", altra gemma del disco. A una lunga parte praticamente senza batteria (che entra ogni otto battute ad accentuare la cadenza plagale sol-re), segue una seconda metà giocata tutta sull'interplay di batteria e chitarra, coronato da una melodia che rimanda vagamente ai primi Beatles ed è rafforzata dalle armonie vocali sovraincise.
Il brano che conclude l'originale inglese del disco è la stupefacente "I Am The Resurrection", che si apre ancora in territori beatlesiani, scanditi da una memorabile quanto semplice frase discendente di basso. A metà brano, però, arriva la più grande rivoluzione ritmica del disco: dopo una "falsa fine", il basso attacca un nuovo tema, a cui risponde una batteria più sincopata e spezzata che mai, su cui Squire trova spazio per i suoi ghirigori timbrici, questa volta con una venatura decisamente funky e distorta. Di punto in bianco, ci si ritrova nel bel mezzo di un rave, ed è evidente quanto questo brano influenzerà, ritmicamente e non solo, il "big beat" a venire.
A chiudere la versione americana dell'Lp è il singolo "Fools Gold", il brano più famoso degli Stone Roses, nonché il più evidentemente influenzato dalla musica dell'Haçienda, presso la quale terranno un leggendario concerto. Il brano è una sorta di lunga jam, che mette in luce tutta l'inventiva e l'abilità di Reni (pare che alla sua uscita dal gruppo il brano non fu più riproposto dal vivo, perché il nuovo batterista non riusciva a riprodurne il drumming così dinamico e complesso) e l'estro di Squire, come al solito alle prese con un cumulo di effetti alternati in un delirio funky.
Ai lati del pezzo, ma altrettanto fondamentali, stanno l'orecchiabilissima linea di basso di Mani, a cui tocca il compito di fornire la melodia al brano, e la calma nenia di Ian Brown, che più che cantare sussura fra sé e sé. (Marco Sgrignoli - http://www.ondarock.it/)



- I Wanna Be Adored
- She Bangs The Drums
- Elephant Stone
- Waterfall
- Don't Stop
- Bye Badman
- Elizabeth My Dear
- Sugar Spun Sister (Song For My)
- Made Of Stone
- Shoot You Down
- This Is The One
- I Am The Resurrection


STONE ROSES

martedì 6 ottobre 2009

The Weekenders "That Was Now But This Is Then - A Compilation"



Simpatica raccolta di singoli ormai di difficile reperibilità per i Weekenders, che in tempi molto lontani, si parla di 1994-1995 (ancora prima del brit pop vero e proprio quindi) si affacciavano sul mondo musicale britannico con i loro riferimenti filo (pre) new mod. Ringrazio il buon Paolo che me li ha fatti ricordare. Sotto un pò di commenti presi dal loro myspace! (1995 Blow Up Records)

"A good listen and, like The Easybeats' Friday On My Mind, doesn't outstay its welcome." Record Collector on 'All Grown Up', September 2007

"They regularly remind me of late Seventies Buzzcocks, or The Jam on peak form." Melody Maker ’95

"Eight classic singles which, in an ideal world, would storm the top of the hit parade and stay there" Melody Maker '94

"A fantastic example of early Britpop. Although only clocking in at 8 short tracks, there is an energy and enthusiasm here that simply isn't matched by the bigger artists that were around at the same time." Amazon.co.uk

- All Grown Up
- Househusband
- Seems you've Missed Sunday
- Man of Leisure
- World of Your Own
- Inelegantly Wasted In Papa's Penthouse Pad in Belgravia
- Miles Away
- Watching The Clock


WEEKENDERS

lunedì 5 ottobre 2009

Sexus "The Official End Of It All"



Ringrazio il gentilissimo Tony O'Neill per questo commovente tuffo nel passato Romo con i simpatici Sexus (un nome, un programma!). Se amate il genere sapete già a cosa andrete incontro! (1995 ZTT)


- The Official End Of It All
- Longing Without Belonging
- King Of The Fairground Swing
- The Official End Of It All (Hi-Lux Not Enough Clothes Mix)

SEXUS

domenica 4 ottobre 2009

Geneva "Best Regrets" (Part 1)





Altro diamante brillantissimo. Lasciamoci abbagliare...(1997 Nude)

- Best Regrets
- Feel The Joy
- Raymond Chandler

GENEVA

Geneva "Into The Blue"







Tripudio pop celestiale in questo singolo che anticipava il disco. (1997 Nude)

- Into The Blue
- Riverwatching
- Land's End


GENEVA

Geneva "No One Speaks"





Il singolo è a dir poco magnifico, ma è impossibile non citare Closer To The Stars, canzone sognante e letteralmente angelica.... (1996 Nude)

- No One Speaks
- Closer To The Stars
- Keep The Light On

GENEVA

Geneva "Tranquillizer" (Part 1)





Avete ma pianto per una canzone? Preparatevi a farlo. Ora. (1997 Nude)

- Tranquillizer
- Dead Giveaway
- Strung Out On You

GENEVA

giovedì 1 ottobre 2009

Medal "Drop Your Weapon"





Capaci di creare grandi atmosfere i Medal esordivano con questo pregevolissimo primo disco. Debitore a Radiohead ma anche a Pink Floyd, il disco dei Medal sapeva unire il pop con la capacità di far viaggiare l'immaginazione dell'ascoltatore. Un gran bel lavoro senza dubbio, che purtroppo non si è ripetuto co il successivo lavoro. (1999 Polydor)

On their debut album, Drop Your Weapon, Medal casually drop hints of The Bends-era Radiohead classics, but they focus the bulk of their efforts into establishing some of the most psychedelic and mind-expanding auras recorded since Dark Side Of The Moon.
Indeed, aside from being one of the best "swallow a bunch of drugs and put headphones on" records in recent memory, Drop Your Weapon boasts the kind of creative ambition that makes Medal demand your respect. "Poncenby Smythe," which takes its name from a character in "National Lampoon's European Vacation," burns slowly into a roaring mess of guitars, glazed with a soothing melody and boxed in by a beat surely nicked from DJ Shadow. Opener "Is Your Soul In Your Head?" wallows in a detached, Willy Wonka-esque wonderland, as singer/guitarist Jamie Hyatt begs the inquiry, "Is your love far from view, and is your fear eating you?"
The singles from Drop Your Weapon showcase Medal at their most intense. "Possibility" has a rather repetitive vocal melody, but the instrumentation behind it continues to build and build until finally, you get sucked so deep into its hypnotic groove, you'll never want to find your way out. "Porno Song" bears a striking resemblance to the unreleased Radiohead tune "Big Boots," but soon bleeds off into a flooring punch of distorted mayhem, courtesy of compelling beats and girthy bass lines. By the time you get to the middle eight, you'll be tripping over yourself, gasping for breath, begging for more.
Not every song on Drop Your Weapon is a show-stopper, nor is it meant to be. Indeed, a couple of the songs don't even have choruses, or even any vocals at all. "Visit Your Local Taxidermist" is the stand out instrumental on the record, held together by keyboardist Richard Brincklow's impressive handiwork. Subdued background instrumentation and a smear of paranoia-inducing samples bathe the track and much of the album in an electric wash of psychosis and cocktails.
Not too many bands can effectively create such a vivid mood with their first release. This album might put mushroom dealers out of business. (Brian Cohen - http://www.nudeasthenews.com/)

- Is Your Soul in Your Head
- Up Here for Hours
- Monkey Man
- Outside
- Visit Your Locat Taxiderm
- Possibility
- Poncenby Smythe
- Porno Song
- Producto
- Getting Up


MEDAL